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La frattura dell'estremo prossimale dell’omero è piuttosto comune in particolare nei soggetti di età superiore ai 65 anni, e si attesta al terzo posto come frequenza (dopo le fratture dell'anca e le fratture del polso).

L’estremo prossimale dell’omero per comodità lo suddividiamo in quattro parti (o frammenti): la diafisi, il trochite, il trochine, la testa dell’omero. Pertanto le fratture dell’estremo prossimale le distinguiamo in fratture a 2 frammenti, 3 frammenti o 4 frammenti.

Altro parametro importante nella valutazione di una frattura dell’estremo prossimale dell’omero è la valutazione della scomposizione dei frammenti (distanza tra i frammenti > 2 millimetri; rotazione di frammenti > 15°), e la presenza o meno della perdita dei rapporti articolari (lussazione) tra la testa dell’omero e la glena. In questo caso si parlerà quindi di una frattura lussazione.

Il tipo di frattura e la sua scomposizione hanno un valore prognostico molto importante. Infatti considerando che la vascolarizzazione della testa dell’omero è di tipo terminale (solo l’art. circonflessa porta sangue per il nutrimento della testa dell’omero, e molto spesso in caso di frattura questa arteria viene danneggiata!) si deve sempre considerare la possibilità che a distanza di mesi dal trauma l’estremo prossimale dell’omero vada incontro ad un processo di necrosi ischemica (morte dei tessuti da mancato apporto di sangue). Questa evenienza non dipende quindi dal tipo di trattamento (non chirurgico o chirurgico) ma dalla particolare anatomia di questo distretto.

 

Eziologia

Trauma diretto o indiretto sulla spalla (ad esempio caduta sulla mano con l'arto teso). In base all’entità del trauma ed al tipo di paziente i traumi sono poi distinti in base all’energia necessaria a produrre la frattura (quindi avremo traumi ad alta e bassa energia)

 

Sintomatologia segni clinici

Dolore

Impotenza funzionale (incapacità di muovere il braccio)

Profili scheletrici asimmetrici (l’aspetto delle due spalle differisce)

Parestesie (disturbi della sensibilitá, formicolio) alla mano.

Ematoma brachio-toracico (segno di Hennequin).

Esame clinico: 1° visita in Pronto Soccorso

Il primo medico a visitarvi sarà quasi sicuramente un medico di Pronto Soccorso, che dopo aver indagato sui meccanismi traumatici e valutato i vostri sintomi e segni clinici esaminerà la vostra spalla con l’obiettivo di escludere la presenza di un possibile danno neurologico e/o vascolare.

Verrà quindi eseguito un esame radiografico che confermerà la frattura e consentirà di inquadrarla (composta/scomposta numero di frammenti).

Il primo trattamento molto spesso consiste nell’immobilizzazione dell’arto in un bendaggio tipo Desault o in tutore.

A meno che non venga disposto il ricovero per trattamento chirurgico, verrete quindi inviati a successivo controllo dallo specialista.

 

Esame clinico: visita in ambulatorio specialistico

Passato qualche giorno dal trauma, verrete rivalutati clinicamente e se necessario verrà prescritto un esame TAC della spalla al fine di avere un quadro di imaging completo e dettagliato cosi da poter scegliere il trattamento più adeguato al vostro caso.

 

Trattamento non chirurgico

In presenza di fratture non scomposte il trattamento di scelta è rappresentato dall’immobilizzazione in tutore per un periodo medio di circa 4 settimane.

In questo periodo verranno effettuati controlli clinici e radiografici per decidere poi quando iniziare il trattamento riabilitativo.

Il trattamento riabilitativo presenta un duplice obiettivo:

1) recupero dell’articolarità e della forza della spalla

2) evitare il possibile instaurarsi di aderenze che possano irrigidire la spalla (limitandone notevolmente il gradi di articolarità).

Il trattamento riabilitativo durerà all’incirca 3 mesi al fine di ottenere un completo recupero della spalla.

 

Trattamento chirurgico

In presenza di fratture scomposte il trattamento sarà chirurgico. Il tipo di chirurgia varia in base a differenti fattori, come l’età del paziente, il lato della frattura (se coinvolge l’arto dominante o meno), il livello di attività del paziente ed il tipo di frattura.

 

Osteosintesi:

I frammenti di frattura vengono riallineati (ricomposti) e sintetizzati (fissati con mezzi di sintesi) quali:

placche e viti

chiodi endomidollari

viti semplici e fili metallici di Kirschner

 

Protesi di spalla:

Qualora non ci siano le premesse per una buona riuscita della osteosintesi si rende necessario un intervento di sostituzione protesica:

endoprotesi: verrà sostituita con questa protesi solo il versante omerale (e non quello glenoideo) dell’articolazione della spalla. L’endoprotesi su frattura potrebbe essere considerata una particolare tecnica di sintesi della frattura. Infatti l’impiego dell’endoprotesi prevede che le tuberosità fratturate (trochite e trochine) con le loro inserzioni tendinee della cuffia dei rotatori vengano sintetizzate e fatte guarire intorno alla protesi stessa.

 

protesi inversa: questa è una protesi totale (che prevede la sostituzione sia del versante omerale che di quello glenoideo della spalla). Trova impiego nelle fratture pluriframmentarie dell’estremo prossimale dell’omero in cui le tuberosità sono notevolmente danneggiate e l’apporto vascolare alla testa dell’omero risulti compromesso.

 

Considerazioni finali

Indipendentemente dal tipo di trattamento scelto, le fratture dell'estremo prossimale dell’omero talvolta hanno un esito non particolarmente favorevole, in termini di recupero funzionale (sia dell’articolarità che della forza).